Cosa ne pensate dei mazzi truccati?

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Sardosono
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19/07/2018, 21:15

Maqo_Viper ha scritto:
19/07/2018, 18:09
... c'è un terzo tipo di spettatore: quello...
... per eccesso di confidenza...
Assolutamente sì, io li chiamo: "spettatori ravvicinati del terzo tipo!" o per brevità "alieni"

Ho lasciato fuori questa "tipologia" per non complicare troppo il discorso, in quanto richiedono un "trattamento" completamente differente rispetto a ciò di cui abbiamo parlato. Ed è indispensabile imparare a gestire anche questi "alieni", perché te li ritrovi sempre tra i piedi; anche quando ti conoscono da cinquant'anni continuano a provarci, forti del loro rapporto privilegiato, per cui le regole - che sanno bene tu hai stabilito da decenni - valgono certamente per gli altri, ma... "sì, va beh, ma dai, sono io".

Sono pericolosi non solo per quello che potrebbero fare, ma anche per quel che potrebbero dire o domandare di punto in bianco. E se li zittisci con un perfetto lancio di carta che gli recide di netto la carotide, prima ti fanno l'applauso - poco ma sicuro! - ma poi ti sbattono in galera! Ma in realtà, non sono i peggiori: i peggiori, o meglio i più pericolosi, sono gli amici che si portano appresso, ossia "gli amici degli alieni", ai quali - lo dico con convinzione - bisognerebbe sparare a vista (no, non intendo con pallottole, ma con dardi narcotizzanti, per riaccoglierli poi amorevolmente al risveglio, con frasi del tipo: "Ti è piaciuto lo spettacolo?!... Non l'hai visto?!... Peccato..."). In alternativa si potrebbe iniziare lo spettacolo con un esperimento di ipnosi giusto per addormentare questi "amici" e risvegliarli poi alla fine... no, no, io sono nemico giurato di queste pratiche, purtroppo non posso fare eccezioni... meglio i dardi! :mrgreen:

Mettendo da parte le facezie (anche se l'idea dei dardi, mmmmm...), gli alieni secondo me si gestiscono in un solo modo: giocando d'anticipo e facendoli fessi e contenti. Mi spiego.

Invece di negare il rapporto privilegiato, lo riconosciamo e su questa base li coinvolgiamo nella gestione del pubblico. Un esempio banale: "Allora siamo d'accordo: fino a che non sono andati via tutti, tu rimani al tuo posto e tieni gli occhi aperti per tenere al loro posto quelli che dovessero mostrare segni di invasione di campo, soprattutto alla fine. Quando poi siamo rimasti soli, allora mi puoi fare tutte le domande che vuoi e FORSE anche vedere qualche attrezzatura..." Ovviamente, quando saremo rimasti soli con lui alla fine, avremo avuto anche tutto il tempo di finire puliti (anche se per me questo non è mai un problema, perché per il mio modo di presentare lo spettacolo finisco necessariamente sempre pulito, e parimenti non ho alcun problema di cambiare mazzo quante volte mi pare, ma di questo semmai ne parliamo in un topic in area riservata).

Nei casi più "tosti", se temiamo una eccessiva confidenza, possiamo girare questa troppa confidenza a nostro favore, aggiungendo qualcosa di minaccioso e perentorio tipo, per capirci: "Ma non ti azzardare in nessun caso neanche di fiatare davanti agli altri, né durante l'esibizione, né dopo, sennò ti spiezzo-in-due" (quest'ultima frase nel mio caso è abbastanza credibile, data la mia stazza di 1 e 84 per 105 di peso).

OK, il tono è scherzoso, ma la sostanza è quella: la confidenza, reale o presunta che sia, non si può gestire DOPO, specie se è in buona fede, ma è indispensabile prendere le contromisure PRIMA, in un modo o nell'altro. Il mio modo consiste nel fare Jujutsu (o Ju-Jitsu, che dir si voglia), ossia nel guidare quella confidenza per farla lavorare in mio favore.

Ovviamente l'approccio dipende molto dalla persona e dal tipo di rapporto che abbiamo, quindi quello sopra è solo un esempio generico per spiegare il concetto.

Quanto agli amici che eventualmente gli alieni dovessero portare con sé, qualora non abbiate dardi narcotizzanti a portata di mano, è indispensabile "catechizzare" per bene l'alieno-capo-mandria, rendendolo responsabile per tutto il gruppo e poi rivolgendoci anche direttamente ai suoi amici e chiarendo bene loro il concetto base "nessuno si azzardi a fiatare né ad allungare una mano", spiegandolo nei modi e nelle forme che riteniamo opportune.

Ma una cosa dobbiamo evitare come la peste: affrontare la questione come se stessimo chiedendo un favore, perché sarebbe un autogol clamoroso. Non stiamo chiedendo favori, e anche se lo diciamo con cortesia non stiamo chiedendo una cortesia: stiamo dettando regole. Per quanto serenamente possiamo esprimerci, deve essere chiaro, dal tono e dai modi, che stiamo dettando regole, non opzioni: questo è imperativo.

Infine, cosa facciamo se, non ostante tutte le precauzioni e aver giocato d'anticipo, l'alieno di turno si azzarda comunque a fiatare e/o ad allungare la mano? Questo rientra nella gestione dello "spettatore fai da te, no alpitour" (un eufemismo per "spettatore cafone"), e il mio approccio l'ho già spiegato in dettaglio tempo addietro: pertanto cercherò di ritrovare il topic e di postare il link.

Tutto IMO, sia messo a verbale! ;)
Antonello

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Mauri
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20/07/2018, 11:57

I mazzi truccati penso di possederli quasi tutti.. perchè sono un principiante,
ma poi alla fine non li uso, perchè solitamente faccio magia quando capita con gli amici con un solo mazzo che ho sempre in tasca ;)

C'è però una eccezzione, mi piace usare un Phoenix segnato
->mi serve come rete di salvataggio .. se qualcosa va male posso sempre addocchiare una carta e inventarmi qualcosa al momento
->mi serve per rassicurarmi, vedo le carte in anticipo mentre le giro e sono preparato al passo succesivo

L'altra eccezzione è una carta tattile o rialzata a diamante
non fa male e serve sempre
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Quando ero bambino mia madre mi chiese: cosa vuoi fare quando diventerai adulto? "Il Mago" risposi io
E lei mi disse: no, non puoi fare entrambe le cose :D

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Sardosono
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20/07/2018, 13:32

Forse varrebbe la pena aprire un topic su un argomento del tipo:
UN PARACATUTE PER IL CONTROLLO DELLA CARTA
Mauri ha scritto:
20/07/2018, 11:57
... mi serve come rete di salvataggio ...
... mi serve per rassicurarmi ...
Guarda, io sono tra quelli che adopera quasi esclusivamente mazzi segnati (da me, ma anche commerciali), a prescindere che tale caratteristica mi possa servire o meno, ma NON LI USO MAI COME PARACADUTE e sconsiglio vivamente a tutti di farlo.

Il motivo è semplice: per usare la segnatura come paracadute (o rete di salvataggio, o corda di sicurezza, chiamiamole come vogliamo) è necessario "leggere" la carta PRIMA del controllo, altrimenti il "salvataggio" non funziona. Ma operare in questo modo sistematicamente è da evitare come la peste, per evidenti incompatibilità con una sana gestione della "direction" dell'attenzione del pubblico. Al contrario, il modo sano di procedere consiste - in linea di principio - nel posticipare la lettura a DOPO aver recuperato la carta mediante controllo: pertanto, se manchiamo il controllo, il disporre di un mazzo segnato non ci sarà di alcun aiuto.

Mancare il controllo della carta è una cosa che talvolta capita, e capita anche ai migliori performer e quindi va messa sempre in conto; ma come abbiamo visto, un mazzo segnato non ci è di alcun aiuto, a meno di non voler adottare una pessima (a mio giudizio) procedura di lettura "anticipata".

Per quanto mi riguarda, un paracadute deve servire non soltanto a recuperare la carta se ne manchiamo il controllo, ma anche a verificare se l'abbiamo davvero controllata o se invece l'abbiamo mancata! Questo è fondamentale, perché il fatto di poter recuperare la carte non mi serve assolutamente a nulla se mi accorgo di aver mancato il controllo solo quando è troppo tardi, cioè quando lo spettatore mi dice che la carta NON è la sua!!! :oops:

Anzi, la verifica del controllo non serve solo per "rassicurarsi" come tu scrivi, ma è più importante della stessa possibilità di recupero, in quanto se mi accorgo in tempo dell'errore, anche se non potessi recuperare la carta potrò comunque almeno inventarmi qualcosa prima che sia troppo tardi.

E dirò di più: la verifica è più importante ed utile per il prestigiatore esperto che per il principiante. Può sembrare strano, ma è così e la ragione è semplice: il principiante in genere si accorge subito di un mancato controllo, perché esso è di solito dovuto ad un "pasticcio" ed egli si accorge quasi sempre di aver "pasticciato"; ma il prestigiatore esperto, anche se raramente pasticcia, nondimeno semplicemente sbaglia, quindi in genere non se ne accorge finché non è lo spettatore stesso a dirglielo e non c'è più niente da fare.

E allora, alla fine di tutto questo "pistolotto", la domanda è: che fare, quindi?...

A parer mio, l'unico "paracadute" che io conosca e che abbia i suddetti requisiti, consiste nell'usare d'abitudine dorsi one-way (che poi le carte siano anche segnate o meno è del tutto irrilevante); nel contempo è ovviamente necessario adottare e sviluppare procedure naturali che portino automaticamente all'inserimento della carta invertita rispetto al resto del mazzo (procedure che comunque adotteremo sempre, anche se il mazzo avesse un dorso normale). Con questo accorgimento saremo in grado di soddisfare entrambe le esigenze:

1) potremo verificare il corretto controllo con una semplice occhiata, in qualunque momento, quindi PRIMA della fase finale della nostra presentazione;

2) e qualora ci accorgessimo che la carta controllata non è quella giusta, saremo anche in grado di andarla a recuperare all'interno del mazzo.

Personalmente, qualunque mazzo di carte io debba adoperare, se non è già one-way la prima cosa che faccio è quella di renderlo tale; operazione che con la maggior parte dei dorsi è semplicissima, rapidissima, efficiente (ossia ben visibile al colpo anche a distanza) e assolutamente invisibile per il pubblico, anche se lasciamo la carta in mano per mezzora allo spettatore. Ma se ritengo che un dorso non si presti, allora anche se fosse bellissimo non lo uso e basta, e rimane nel cassetto.

Per concludere, mi permetto di ribadire che adottare un dorso one-way non serve solo al principiante ma a tutti, perché ci mette al riparo da quell'eccesso di confidenza che probabilmente colpisce tutti prima o poi, ma che ammettiamo con noi stessi solo dopo la prima volta che sbattiamo clamorosamente il muso sul problema. IMO..... :roll:
Antonello

The real secret to magic lies in the performance - David Copperfield

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Maqo_Viper
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20/07/2018, 15:32

Aggiungo che l'equazione mazzo speciale = principiante non è del tutto convincente.

I professionisti fanno tranquillamente uso dei mazzi speciali e di ogni sorta di gimmick o gaff, secondo l'occorrenza. Come pure (se ne parlò altrove) usano effetti "matematici" senza destrezza. Non mi pare che se ne vergognino. Sono tutti strumenti del mestiere.

La differenza è nell'approccio. Laddove il principiante può cadere nell'equivoco di pensare che il mazzo faccia tutto il lavoro (anche perché i venditori tentano, giustamente dal loro punto di vista, di instillare questa idea), il professionista (ma direi anche il membro medio del Klan) ha ormai capito che ogni performance ha bisogno di un performer, senza la creatività e l'abilità del quale nessun effetto è veramente possibile, per quanto semplice nell'esecuzione possa essere. Un mazzo svengali in mano a me farà sempre meno impressione sul pubblico di un mazzo svengali in mano ad un professionista. L'unico modo per colmare (o almeno tentare di colmare) il gap è perdere tempo a provare, impegnarsi ad ideare delle presentazioni efficaci; insomma cercare di fare le cose in maniera più professionale possibile.

L'altro motivo per il quale questi mazzi non vengono visti di buon occhio è perché, come diceva Lam, sono "da mercatino". In pratica, qualsiasi principiante impara prestissimo l'esistenza di questo tipo di attrezzi (lo svengali su tutti), mentre solo i più esperti conoscono il "supertripleforcecontrolunderthebottomofthiscock", mossa rarissima di cui si parla in una nota a pag.103 della prima edizione dell'Erdnase, che in seguito fu cancellata su richiesta dell'Autore. A questo punto il principiante diventa schizzinoso e ritiene meritevoli solo: (i) gli effetti che non capisce; (ii) gli effetti eseguiti con una destrezza tale che anche se li capisce non ne vede l'esecuzione (tipo il pass eseguito da Diego Allegri). In tre parole, magia per prestigiatori. Per un pubblico profano tutto ciò ha poco senso, poiché vede solo l'esito dell'effetto. Ed allora lancio una piccola provocazione: secondo voi, il pubblico babbano - a parità di presentazione e abilità nell'esecuzione - lo stupisci di più con il mazzo svengali o con un Twisting the Aces?

Pace e bene

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Randalf
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23/07/2018, 21:39

Bellissimo thread ragazzi sto imparando un sacco di cose!
Ottima l'idea di uno spin off x un autonomi thread sui metodi di controllo.
E poi non avevo mai approfondito i mazzi one-way e sarebbe preziosissimo x me saperne di più su di loro e su come renderli tali artigianalmente!
Randalf
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Vin Brillante
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23/07/2018, 22:11

Salve klan...
Io se ho incominciato a leggere cartomagia(perché studiare suonava e suona male) è proprio grazie a un mazzo svengali...
Il primo mazzo da effetti che ho mai potuto toccare è stato proprio lui...brutto senza marca e superplastificato.....uno svengali!
Se servono o no non sono proprio io che lo devo dire ma,a qualcosa mi hanno portato(a far impazzire la suocera di 130 anni più Iva)...
Bisognerebbe valutare secondo me anche con che "publico" ci si rapporta (nel mio caso vittime)prima di intraprendere una routine (iper attivi,chiacchieroni,musoni,curiosoni,gente che dorme in piedi....ecc.)se sventolò uno svengali davanti a un alieno (come dice sardosono)altro che dardi....ci vuole una katana!
Però per alcuni miracoli,bisogna avere effettivamente un "aiuto"dagli Dei!
"Quello che l occhio vede e l orecchio sente,la mente crede..."

Lam
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23/07/2018, 23:59

Sardosono ha scritto:
19/07/2018, 20:54
Lam ha scritto:
19/07/2018, 15:11
... forse siamo noi stessi a percepirlo come uno strumento meno magico e più meccanico. Pensiamo "Il mazzo è truccato, fa tutto lui". E così rischiamo di combinare un disastro.... infatti il gioco certo non si presenta da solo....

... Ecco perché io non direi che sono contro l' utilizzo di mazzi truccati, ma semplicemente sono propensa a prendere parecchie precauzioni al riguardo...
eh già... vi è saggezza nel tuo parlare... ;)

Il concetto di principiante lascia il tempo che trova, perché è troppo generico ed impalpabile per essere di qualche utilità. Se vogliamo impostare il discorso in modo rigoroso dal punto di vista strettamente propedeutico, io sarei dell'opinione che qualunque attrezzo più o meno speciale (nel senso che abbia funzionalità non note allo spettatore) dovrebbe essere conosciuto anche da subito da parte del "principiante" (va bene, chiamiamolo pure così), ma usato soltanto negli esercizi e assolutamente vietato, anzi bandito, nelle esibizioni fino a quando non si passa chiaramente dalla condizione di "esecutore" di effetti a quella di "performer", ossia di "attore/presentatore" di quegli effetti.

Su questo concetto probabilmente sarebbero tutti d'accordo, ma il problema è: quando è che questo salto di qualità avviene davvero? come riconoscerlo? chi è in grado di valutarlo? noi stessi? mmmmmm, ne dubito, perché se ce lo stiamo domandando vuol dire che non abbiamo l'esperienza necessaria per riconoscerlo.

Ci sono tanti che "esercitano" da anni e anni e che non si schiodano dall'essere esecutori; così come altri che sono "presentatori nati" e basta loro un breve rodaggio di pochi mesi, ma che per una umiltà malintesa non si sentono mai all'altezza. Quindi come fare?

Ci vorrebbe un tutor. Ma anche qui nasce un altro problema: come riconosciamo che un tutor è all'altezza del compito? Perché se ci affidiamo e diamo ascolto al tutor sbagliato ci roviniamo con le nostre stesse mani. Ad un principiante qualunque prestigiatore esperto apparire in grado, non è in grado di fare dei distinguo, considererà migliore quello che gli appare più bravo; ma in realtà sappiamo bene che il saper fare le cose non significa affatto saperle anche trasmettere come insegnante, e questo vale in ogni campo dell'agire umano.

OK, mi sono lasciato trasportare e sono andato oltre. Tornando al discorso iniziale circa lo stabilire il momento giusto per il principiante di usare o meno mazzi speciali, possiamo a mio avviso semplificare il discorso nel modo seguente (userò lo svengali come esempio, anche se è proprio uno di quelli che io non uso praticamente mai).

A) Se mi serve lo svengali per eseguire l'effetto, allora è meglio che lo lasci al suo posto.

B) Se invece sto sviluppando un effetto per il quale mi serve una forzatura, da eseguire però spostando l'attenzione in un momento scenico separato da quello dove si svolge l'azione principale (e quindi con un secondo mazzo di carte) e voglio che la selezione casuale sia convincente senza farla troppo lunga, allora posso sicuramente prendere in considerazione l'impiego di uno svengali.

Morale, traducendo l'esempio in una affermazione: quando l'esigenza dello strumento è funzionale, allora è anche appropriato il suo impiego per chiunque, e pertanto che io sia o meno un principiante diventa del tutto irrilevante.
Quoto pienamente, sei riuscito ad esprimere molto meglio di me ciò che intendevo riguardo alle precauzioni di utilizzo, è come sempre un piacere leggerti.
Il discorso del tutor meriterebbe una discussione specifica... Appena ho tempo provvedo ad aprirla perché si prospetta interessante.
Maqo_Viper ha scritto:
20/07/2018, 15:32
Aggiungo che l'equazione mazzo speciale = principiante non è del tutto convincente.

I professionisti fanno tranquillamente uso dei mazzi speciali e di ogni sorta di gimmick o gaff, secondo l'occorrenza. Come pure (se ne parlò altrove) usano effetti "matematici" senza destrezza. Non mi pare che se ne vergognino. Sono tutti strumenti del mestiere.

La differenza è nell'approccio. Laddove il principiante può cadere nell'equivoco di pensare che il mazzo faccia tutto il lavoro (anche perché i venditori tentano, giustamente dal loro punto di vista, di instillare questa idea), il professionista (ma direi anche il membro medio del Klan) ha ormai capito che ogni performance ha bisogno di un performer, senza la creatività e l'abilità del quale nessun effetto è veramente possibile, per quanto semplice nell'esecuzione possa essere. Un mazzo svengali in mano a me farà sempre meno impressione sul pubblico di un mazzo svengali in mano ad un professionista. L'unico modo per colmare (o almeno tentare di colmare) il gap è perdere tempo a provare, impegnarsi ad ideare delle presentazioni efficaci; insomma cercare di fare le cose in maniera più professionale possibile.

L'altro motivo per il quale questi mazzi non vengono visti di buon occhio è perché, come diceva Lam, sono "da mercatino". In pratica, qualsiasi principiante impara prestissimo l'esistenza di questo tipo di attrezzi (lo svengali su tutti), mentre solo i più esperti conoscono il "supertripleforcecontrolunderthebottomofthiscock", mossa rarissima di cui si parla in una nota a pag.103 della prima edizione dell'Erdnase, che in seguito fu cancellata su richiesta dell'Autore. A questo punto il principiante diventa schizzinoso e ritiene meritevoli solo: (i) gli effetti che non capisce; (ii) gli effetti eseguiti con una destrezza tale che anche se li capisce non ne vede l'esecuzione (tipo il pass eseguito da Diego Allegri). In tre parole, magia per prestigiatori. Per un pubblico profano tutto ciò ha poco senso, poiché vede solo l'esito dell'effetto. Ed allora lancio una piccola provocazione: secondo voi, il pubblico babbano - a parità di presentazione e abilità nell'esecuzione - lo stupisci di più con il mazzo svengali o con un Twisting the Aces?

Pace e bene

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Forse mi sono espressa male, ma la mia equazione non era assolutamente quella. Volendo mantenere questa forma "matematica" direi che è più vicina a "inesperienza = utilizzo superficiale del mazzo truccato ; esperienza= utilizzo consapevole e organicamente integrato in una routine".
Inoltre, non credo che sia così facile capire cosa significhi sostenere una performance di tipo professionale . Io stessa sento di non essere neppure vicina ad arrivarci... La presentazione efficace è un inizio ma a mio parere non basta. Non ancora. Bisogna acquisire dimestichezza con lo strumento in sé per poterlo rendere unico agli occhi del pubblico ( come dicevo già prima). Per far questo non basta capire che ci si deve impegnare (IMO).
Per quanto riguarda il "confronto" svengali / Twisting the Aces non credo ci sia una risposta univoca. Dipende da vari fattori: con quale dei due ci sentiamo più a nostro agio, quale presentazione intriga di più il nostro pubblico ( se hanno un tema particolare), qual è il contesto (siamo in close-up, in guerrilla, con un solo spettatore, con molti...), e così via.
I mazzi truccati sono strumenti , come le tecniche. Non esiste uno strumento migliore (meglio la chiave inglese o il cacacciavite?), semplicemente esiste lo strumento più adatto alle nostre esigenze e, siccome stiamo parlando di arte, al nostro gusto. Sempre IMO, detto da una che non usa mazzi truccati come detto prima, ma matematici si .
Minute after minute, hour after hour.

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