Quando qualcuno pensa di aver capito il tru**o ma è completamente fuori strada

carbocatione
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16/11/2017, 10:29

come lo gestite? Gli lasciate credere di avere ragione o cercate di fargli capire che ha preso un granchione?

doriman
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16/11/2017, 12:20

Io rispondo con qualche battuta o gli rifaccio il gioco con un metodo diverso.
Comunque non confermo o nego mai se lo spettatore ha indovinato.
So ideare torture in grado di far piangere anche il Diavolo

Tubbadù
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16/11/2017, 14:26

carbocatione ha scritto:
16/11/2017, 10:29
come lo gestite? Gli lasciate credere di avere ragione o cercate di fargli capire che ha preso un granchione?
Bella domanda, me lo sono sempre chiesto anch'io, ho più volte pensato a possibili risposte, ma non ne ho mai trovate che mi piacessero...
Tra le varie, qualcosa del tipo "magari fosse così facile!" O comunque qualcosa del genere, è la meno peggio, ma non mi convince, è un po' come dire "no è qualcosa di difficilissimo che solo io so fare" e non va per niente bene, mai vantarsi....
Se qualcuno avesse delle battute carine le scriva pure che sono molto interessato!
Ale

Lam
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16/11/2017, 17:11

carbocatione ha scritto:
16/11/2017, 10:29
come lo gestite? Gli lasciate credere di avere ragione o cercate di fargli capire che ha preso un granchione?
Normalmente, quando uno spettatore avanza un' ipotesi assurda cerco di spingerlo a ragionarci. Che si smetisca da solo secondo me è la cosa migliore: noi non ci vantiamo e lui interrompe la ricerca del segreto. Molto spesso questo tipo di ragionamento lo fanno in automatico, se noi gestiamo bene l' effetto. Ad esempio, esegui un' ambiziosa. Lo spettatore inizia a sospettare una doppia ma nella fase successiva è lui a controllare che la prima carta sia proprio quella scelta. Quando alla fine dell' effetto dirà :"Ne prendevi due" oppure "Facevi finta di prendere la pria ma era nel mezzo", a te basterà sorridere e lui si ricorderà di averla girata in prima persona. Se ciò non accade allora puoi riportargli tu alla mente il momento con una frase del tipo :"Macome, allora m'hai imbrogliato anche tu o quando hai controllato era veramente in cima?".
L'importnte è non calcare la frase in modo scortese. Se poi qualcuno si incaponisce sulla sua idea, meglio lasciarlo pensare così. Per smuoverlo da questa convinzione dovremmo mostrargli il vero metodo, cosa ben poco consigliabile. ;)
Minute after minute, hour after hour.

Tubbadù
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16/11/2017, 19:32

Lam ha scritto:
16/11/2017, 17:11
carbocatione ha scritto:
16/11/2017, 10:29
come lo gestite? Gli lasciate credere di avere ragione o cercate di fargli capire che ha preso un granchione?
Normalmente, quando uno spettatore avanza un' ipotesi assurda cerco di spingerlo a ragionarci. Che si smetisca da solo secondo me è la cosa migliore: noi non ci vantiamo e lui interrompe la ricerca del segreto. Molto spesso questo tipo di ragionamento lo fanno in automatico, se noi gestiamo bene l' effetto. Ad esempio, esegui un' ambiziosa. Lo spettatore inizia a sospettare una doppia ma nella fase successiva è lui a controllare che la prima carta sia proprio quella scelta. Quando alla fine dell' effetto dirà :"Ne prendevi due" oppure "Facevi finta di prendere la pria ma era nel mezzo", a te basterà sorridere e lui si ricorderà di averla girata in prima persona. Se ciò non accade allora puoi riportargli tu alla mente il momento con una frase del tipo :"Macome, allora m'hai imbrogliato anche tu o quando hai controllato era veramente in cima?".
L'importnte è non calcare la frase in modo scortese. Se poi qualcuno si incaponisce sulla sua idea, meglio lasciarlo pensare così. Per smuoverlo da questa convinzione dovremmo mostrargli il vero metodo, cosa ben poco consigliabile. ;)
Mi hai fatto venire in mente una cosa che Marco Aimone ci aveva al workshop di Giobbi qualche tempo fa: un effetto ben fatto deve far pensare tutto il tempo ad una possibile soluzione, e alla fine sfatarla inequivocabilmente. Un esempio è proprio la carta ambiziosa che hai citato, ma purtroppo non in tutti gli effetti è possibile una cosa del genere...
Ale

Lam
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16/11/2017, 20:39

Tubbadù ha scritto:
16/11/2017, 19:32
Lam ha scritto:
16/11/2017, 17:11
carbocatione ha scritto:
16/11/2017, 10:29
come lo gestite? Gli lasciate credere di avere ragione o cercate di fargli capire che ha preso un granchione?
Normalmente, quando uno spettatore avanza un' ipotesi assurda cerco di spingerlo a ragionarci. Che si smetisca da solo secondo me è la cosa migliore: noi non ci vantiamo e lui interrompe la ricerca del segreto. Molto spesso questo tipo di ragionamento lo fanno in automatico, se noi gestiamo bene l' effetto. Ad esempio, esegui un' ambiziosa. Lo spettatore inizia a sospettare una doppia ma nella fase successiva è lui a controllare che la prima carta sia proprio quella scelta. Quando alla fine dell' effetto dirà :"Ne prendevi due" oppure "Facevi finta di prendere la pria ma era nel mezzo", a te basterà sorridere e lui si ricorderà di averla girata in prima persona. Se ciò non accade allora puoi riportargli tu alla mente il momento con una frase del tipo :"Macome, allora m'hai imbrogliato anche tu o quando hai controllato era veramente in cima?".
L'importnte è non calcare la frase in modo scortese. Se poi qualcuno si incaponisce sulla sua idea, meglio lasciarlo pensare così. Per smuoverlo da questa convinzione dovremmo mostrargli il vero metodo, cosa ben poco consigliabile. ;)
Mi hai fatto venire in mente una cosa che Marco Aimone ci aveva al workshop di Giobbi qualche tempo fa: un effetto ben fatto deve far pensare tutto il tempo ad una possibile soluzione, e alla fine sfatarla inequivocabilmente. Un esempio è proprio la carta ambiziosa che hai citato, ma purtroppo non in tutti gli effetti è possibile una cosa del genere...
Se li analizzi bene, secondo me si. Se hai dubbi specifici magari scrivimi un Pm ci si può ragionare assieme ;)
Minute after minute, hour after hour.

Tubbadù
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16/11/2017, 22:17

Lam ha scritto:
16/11/2017, 20:39
Tubbadù ha scritto:
16/11/2017, 19:32
Lam ha scritto:
16/11/2017, 17:11


Normalmente, quando uno spettatore avanza un' ipotesi assurda cerco di spingerlo a ragionarci. Che si smetisca da solo secondo me è la cosa migliore: noi non ci vantiamo e lui interrompe la ricerca del segreto. Molto spesso questo tipo di ragionamento lo fanno in automatico, se noi gestiamo bene l' effetto. Ad esempio, esegui un' ambiziosa. Lo spettatore inizia a sospettare una doppia ma nella fase successiva è lui a controllare che la prima carta sia proprio quella scelta. Quando alla fine dell' effetto dirà :"Ne prendevi due" oppure "Facevi finta di prendere la pria ma era nel mezzo", a te basterà sorridere e lui si ricorderà di averla girata in prima persona. Se ciò non accade allora puoi riportargli tu alla mente il momento con una frase del tipo :"Macome, allora m'hai imbrogliato anche tu o quando hai controllato era veramente in cima?".
L'importnte è non calcare la frase in modo scortese. Se poi qualcuno si incaponisce sulla sua idea, meglio lasciarlo pensare così. Per smuoverlo da questa convinzione dovremmo mostrargli il vero metodo, cosa ben poco consigliabile. ;)
Mi hai fatto venire in mente una cosa che Marco Aimone ci aveva al workshop di Giobbi qualche tempo fa: un effetto ben fatto deve far pensare tutto il tempo ad una possibile soluzione, e alla fine sfatarla inequivocabilmente. Un esempio è proprio la carta ambiziosa che hai citato, ma purtroppo non in tutti gli effetti è possibile una cosa del genere...
Se li analizzi bene, secondo me si. Se hai dubbi specifici magari scrivimi un Pm ci si può ragionare assieme ;)
Mi riferisco soprattutto ai giochi di carattere matematico, ad esempio quell'effetto che ha portato Giobbi sul canale con i dadi. È possibile, nonostante si ribadisca ripetutamente nel corso dell'esecuzione la totale casualità di ogni cosa, che lo spettatore pensi che si tratti di un gioco matematico. In questi casi è dura controbattere uscendone bene...
Ale

Lam
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16/11/2017, 23:10

Tubbadù ha scritto:
16/11/2017, 22:17
Lam ha scritto:
16/11/2017, 20:39
Tubbadù ha scritto:
16/11/2017, 19:32


Mi hai fatto venire in mente una cosa che Marco Aimone ci aveva al workshop di Giobbi qualche tempo fa: un effetto ben fatto deve far pensare tutto il tempo ad una possibile soluzione, e alla fine sfatarla inequivocabilmente. Un esempio è proprio la carta ambiziosa che hai citato, ma purtroppo non in tutti gli effetti è possibile una cosa del genere...
Se li analizzi bene, secondo me si. Se hai dubbi specifici magari scrivimi un Pm ci si può ragionare assieme ;)
Mi riferisco soprattutto ai giochi di carattere matematico, ad esempio quell'effetto che ha portato Giobbi sul canale con i dadi. È possibile, nonostante si ribadisca ripetutamente nel corso dell'esecuzione la totale casualità di ogni cosa, che lo spettatore pensi che si tratti di un gioco matematico. In questi casi è dura controbattere uscendone bene...
Vero.Io difatti inserisco alcuni maneggi "contraddittori"negli effetti matematici ,di solito. Esempio: Distribuisco io le carte con estrema cura, magari stando un po' rigida. Questo attira l' attenzione dello spettatore...ma poi lascio che sia lui a proseguire la distribuzione. Chiaro, se lasciamo il mazzo allo spettatore, o i dadi, o quel che sia, e gli diamo istruzioni senza creare momenti di "rilascio" o"spostamento" dell' attenzione, che poi saranno le zone grigie della sua memoria, allora capirà sicuramente che l' effetto è automatico,anche se non dedurrà il principio. Tutto questo IMO. Poi, sempre secondo me la presentazione gioca un ruolo fondamentale. Lo spettatore non deve mai chiedersi :"Ma perché fa dei mazzetti?". Questa risposta deve averla già PRIMA di formulare la domanda. Non so se ho reso l' idea. Altrimenti troverà a modo suo la risposta, arrivando forse a capire che quei mazzetti sono parte del metodo.
Infine, come ho detto nel primo post,se si impunta meglio lasciarlo fare: tanto il resto del pubblico capirà che non è un' ipotesi plausibile.
Nel caso dell' effetto di Giobbi, di fronte ad uno spettatore che era convinto che i dadi fossero truccati e dunque li voleva rilanciare decine di volte, sai cosa feci? Gli dissi di pensare, di immaginare di lanciare dei dadi e di dirmi i valori presenti sulle facce. Azzardato, ma funzionò bene. :mrgreen:
Minute after minute, hour after hour.

Tubbadù
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17/11/2017, 7:37

Lam ha scritto:
16/11/2017, 23:10
Tubbadù ha scritto:
16/11/2017, 22:17
Lam ha scritto:
16/11/2017, 20:39

Se li analizzi bene, secondo me si. Se hai dubbi specifici magari scrivimi un Pm ci si può ragionare assieme ;)
Mi riferisco soprattutto ai giochi di carattere matematico, ad esempio quell'effetto che ha portato Giobbi sul canale con i dadi. È possibile, nonostante si ribadisca ripetutamente nel corso dell'esecuzione la totale casualità di ogni cosa, che lo spettatore pensi che si tratti di un gioco matematico. In questi casi è dura controbattere uscendone bene...
Vero.Io difatti inserisco alcuni maneggi "contraddittori"negli effetti matematici ,di solito. Esempio: Distribuisco io le carte con estrema cura, magari stando un po' rigida. Questo attira l' attenzione dello spettatore...ma poi lascio che sia lui a proseguire la distribuzione. Chiaro, se lasciamo il mazzo allo spettatore, o i dadi, o quel che sia, e gli diamo istruzioni senza creare momenti di "rilascio" o"spostamento" dell' attenzione, che poi saranno le zone grigie della sua memoria, allora capirà sicuramente che l' effetto è automatico,anche se non dedurrà il principio. Tutto questo IMO. Poi, sempre secondo me la presentazione gioca un ruolo fondamentale. Lo spettatore non deve mai chiedersi :"Ma perché fa dei mazzetti?". Questa risposta deve averla già PRIMA di formulare la domanda. Non so se ho reso l' idea. Altrimenti troverà a modo suo la risposta, arrivando forse a capire che quei mazzetti sono parte del metodo.
Infine, come ho detto nel primo post,se si impunta meglio lasciarlo fare: tanto il resto del pubblico capirà che non è un' ipotesi plausibile.
Nel caso dell' effetto di Giobbi, di fronte ad uno spettatore che era convinto che i dadi fossero truccati e dunque li voleva rilanciare decine di volte, sai cosa feci? Gli dissi di pensare, di immaginare di lanciare dei dadi e di dirmi i valori presenti sulle facce. Azzardato, ma funzionò bene. :mrgreen:
Non ci avevo mai pensato, ma effettivamente è geniale! Dici insomma di eseguire delle azioni invece che con naturalezza, in un modo che risultino "sospette", per un certo periodo si tempo, e poi fai fare le stesse azioni allo spettatore, che fino ad un attimo prima credeva di aver capito il metodo, e che quindi si ritrova completamente spiazzato.... Ho capito bene?
Ale

Lam
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17/11/2017, 14:43

Tubbadù ha scritto:
17/11/2017, 7:37
Lam ha scritto:
16/11/2017, 23:10
Tubbadù ha scritto:
16/11/2017, 22:17


Mi riferisco soprattutto ai giochi di carattere matematico, ad esempio quell'effetto che ha portato Giobbi sul canale con i dadi. È possibile, nonostante si ribadisca ripetutamente nel corso dell'esecuzione la totale casualità di ogni cosa, che lo spettatore pensi che si tratti di un gioco matematico. In questi casi è dura controbattere uscendone bene...
Vero.Io difatti inserisco alcuni maneggi "contraddittori"negli effetti matematici ,di solito. Esempio: Distribuisco io le carte con estrema cura, magari stando un po' rigida. Questo attira l' attenzione dello spettatore...ma poi lascio che sia lui a proseguire la distribuzione. Chiaro, se lasciamo il mazzo allo spettatore, o i dadi, o quel che sia, e gli diamo istruzioni senza creare momenti di "rilascio" o"spostamento" dell' attenzione, che poi saranno le zone grigie della sua memoria, allora capirà sicuramente che l' effetto è automatico,anche se non dedurrà il principio. Tutto questo IMO. Poi, sempre secondo me la presentazione gioca un ruolo fondamentale. Lo spettatore non deve mai chiedersi :"Ma perché fa dei mazzetti?". Questa risposta deve averla già PRIMA di formulare la domanda. Non so se ho reso l' idea. Altrimenti troverà a modo suo la risposta, arrivando forse a capire che quei mazzetti sono parte del metodo.
Infine, come ho detto nel primo post,se si impunta meglio lasciarlo fare: tanto il resto del pubblico capirà che non è un' ipotesi plausibile.
Nel caso dell' effetto di Giobbi, di fronte ad uno spettatore che era convinto che i dadi fossero truccati e dunque li voleva rilanciare decine di volte, sai cosa feci? Gli dissi di pensare, di immaginare di lanciare dei dadi e di dirmi i valori presenti sulle facce. Azzardato, ma funzionò bene. :mrgreen:
Non ci avevo mai pensato, ma effettivamente è geniale! Dici insomma di eseguire delle azioni invece che con naturalezza, in un modo che risultino "sospette", per un certo periodo si tempo, e poi fai fare le stesse azioni allo spettatore, che fino ad un attimo prima credeva di aver capito il metodo, e che quindi si ritrova completamente spiazzato.... Ho capito bene?
Esattamente!
Minute after minute, hour after hour.

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