La vostra interpretazione di Né cieco né tonto

Se stai iniziando con la magia, qui puoi porre qualunque domanda.
Gaber_Ricci
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08/08/2018, 18:17

Ciao a tutti ragazzi! Dal basso della mia inesperienza e dello scarso peso avuto (finora) nella vita di questo forum, ho deciso ieri sera, in un attacco di insonnia, che mi sarebbe piaciuto scuoterlo un poco dallo stato di torpore (certo dovuto alle ferie :lol: ) in cui mi sembra che stia versando, e soprattutto questa sezione che, credo, dovrebbe essere una delle più attive (siamo principianti, dovremmo avere sempre qualcosa da chiedere! :-) ). Oh mio Dio, sto proprio invecchiando, va che discorsi da anziano che faccio :mrgreen: .
Ad ogni modo... ho aperto questo topic per chiedere a quelli di voi che lo hanno in repertorio come interpretano il famoso effetto "Né cieco né tonto" di Juan Tamariz (forse più noto col nome di "TNT", che è come lo chiama Roberto Giobbi in uno dei Light), di cui agevolo supporto video: www.youtube.com/watch?v=dPHuVYa_fVc
Più in particolare, volevo sapere se avete introdotto qualche modifica alla meccanica dell'effetto e, soprattutto, qual è la presentazione che adottate quando lo eseguite; in altri termini, volevo chiedervi come voi lo interpretate.
Personalmente, utilizzo un set-up diverso da quello consigliato da Giobbi nei Light, perché trovo la sua preparazione (nonostante le rassicurazioni di Sirio in questo senso :) ) assai poco "sicura" nel momento in cui si vuole aprire il mazzo a ventaglio e mostrare che è ben mescolato (fondamentale, quando si ha uno spettatore esageratamente scettico e non ci si volesse andare ad impelacare con dei falsi miscugli). Inoltre, al termine dell'effetto, io non tengo i due mazzetti separati come Tamariz nel video, ma faccio ricomporre il mazzo intero e, di solito, anche dare un ultimo taglio. Modifiche minime, ma che secondo me rendono l'effetto appena un poco più potente (non che mi permetterei mai di fare le pulci al maestro Juan, eh!).
Per quanto riguarda la presentazione, inizio dicendo che in molti, quando pensano ai maghi, pensano ad Harry Potter (uso spesso riferimenti letterari nelle mie presentazioni); tuttavia, nego successivamente di essere un mago o, almeno, uno della specie di Harry Potter ed affermo che, se proprio dovessi scegliere un "nume tutelare", quello sarebbe Sherlock Holmes: come lui, infatti, io non faccio succedere cose impossibili, mi limito semplicemente a cogliere indizi per gli altri invisibili. Tiro fuori il mazzo e faccio scegliere le due carte; faccio fare col dito, sulla faccia, un "segno" sulle carte scelte, e poi vado avanti praticamente come Tamariz (e grazie, direte voi :) ), sottolineando che, pian piano, sto facendo distruggere agli spettatori qualunque indizio potrei avere sulle carte. Alla fine, quando il mazzo è stato tagliato e mescolato in tutti i modi, faccio notare che c'è ancora un indizio che mi è rimasto, ma che certo sembra impossibile da cogliere: il segno che gli spettatori hanno lasciato col dito sulle carte. Scorro il mazzo, esito, estraggo due carte, ci ripenso, infine mi decido... ritrovo le carte scelte.
Consigli (compreso un sempreverde: datti all'ippica!)? Idee? Punti di vista diversi? Fatemi sapere numerosi; ho deciso di aprire questo post qui, e non nella sezione cartomagia, perché ritengo che questo effetto sia particolarmente adatto ad un principiante: pur non potendone rivelare il metodo, infatti (e già aver detto che richiede un set-up mi sembra troppo), posso dire che si tratta di un effetto automatico di incredibile semplicità tecnica che, però, ha una certa presa sul pubblico, è ottimo per rompere il ghiaccio e permette un buon margine di personalizzazione.
Come chicca aggiuntiva... è un gioco in cui è richiesto scorrere il mazzo di faccia; il che significa che può essere utilizzato senza problemi per portare qualche carta che vi servirà dopo nel posto esatto in cui vi serve che stia. Personalmente, le due carte che estraggo sbagliando sono quelle di cui avrò bisogno, in seguito, per un altro effetto (descritto in "Prisma" di Max Maven) che pure ho in repertorio.
Ok, questo penso che sia più o meno tutto. Vi prego di scusarmi se ho scritto qualche baggianata e, pure, per l'italiano decisamente non indimenticabile con cui ho aperto questo thread. Ma ora penso che sia davvero tutto: lascio a voi la parola! Intervenite numerosi! :)
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Sardosono
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08/08/2018, 22:53

Gaber_Ricci ha scritto: Più in particolare, volevo sapere se avete introdotto qualche modifica alla meccanica dell'effetto e, soprattutto, qual è la presentazione che adottate quando lo eseguite; in altri termini, volevo chiedervi come voi lo interpretate.
Innanzitutto ti dico che trovo interessanti le tue variazioni. 8-)

Poi voglio tranquillizzarti su una cosa: tutti gli effetti (presentazioni) sono migliorabili ed è quindi assolutamente normale che lo siano anche quelli proposti dai migliori prestigiatori. Anzi, sono proprio le presentazioni di qualità che vale maggiormente la pena di cercare di migliorare, perché sono già buone in partenza, mentre quelle mediocri spesso conviene ripensarle direttamente da zero.

Detto questo, per quanto mi riguarda io non eseguo questo particolare effetto, perché ne ho di equivalenti (nel senso che al pubblico appaiono simili) che ritengo di maggior impatto; ma se dovessi presentarlo lo modificherei come segue.

Innanzitutto, all'inizio del gioco mi prenderei cura di far si che le carte vengano reinserite esattamente nello stesso posto in cui si trovavano, ma INVERTITE tra loro.

Non so con quale "setup" tu parta, ma se usi una qualunque alternanza regolare a passo 12 (come il SiStebbins), allora quando giungi al completamento dei due mazzetti, invece di far mescolare le carte procederei col far ricomporre il mazzo (accertandomi che le carte che all'inizio erano in cima e in fondo ritornino entrambe in questa posizione), per poi far eseguire nuovamente un'altra separazione in due mazzetti (magari dal secondo spettatore); quindi farei ancora ricomporre i due in un unico mazzo (questa volta senza preoccupazioni tra sopra e sotto). In questo modo sono stati eseguiti due anti-faro perfetti, con le ovvie conseguenze. :ugeek:

Adesso chiederei un'ultima volta al pubblico se ritengono che ci sia ancora modo di identificare le due carte: qualunque cosa rispondano replicherò che la questione non ha in realtà alcuna importanza, perché LE CARTE SI IDENTIFICANO DA SOLE.

A questo punto prendo il mazzo, lo giro di faccia, taglio all'asso di picche in fondo e poi, dopo un'opportuna enfasi silenziosa, lo stendo a nastro di faccia mostrando che TUTTE LE CARTE SONO TORNATE NELLO STATO INIZIALE, cioè separate per seme ed ogni seme in ordine! Tutte, TRANNE DUE: le due carte scelte sono infatti immediatamente riconoscibili perché SONO LE UNICHE AD ESSERSI SCAMBIATE DI POSTO!!! :shock:

In pratica così è diventato quasi un altro gioco agli occhi di un prestigiatore, ma agli occhi del pubblico l'effetto è quasi lo stesso e la presentazione "alla Tamariz", se piace e se adatta al pubblico, può benissimo essere mantenuta fino alla fine. Ma con questa "variante" avremo un finale decisamente più inatteso, che va bene per una chiusura, IMO. ;)
Antonello

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Gaber_Ricci
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11/08/2018, 18:44

Grazie mille per la risposta Antonello! Ho provato la tua versione appunto con un SiStebbins (che è un mazzo che uso spesso e che ho visto da te sviscerato in un articolo di qualche tempo fa... ma ammetto che della tua dissertazione ci ho capito pochino! :lol: Quando, alla fine, mi sono ritrovato con tutte le carte separate per seme con le due scelte scambiate tra loro sono rimasto così :o ; tuttavia, come giustamente sottolineavi, non si tratta della modifica "adatta" per come faccio io l'effetto, dato che spesso lo uso come apertura ed anche per "posizionare" qualche carta per gli effetti successivi (nulla di più semplice: metti giù una carta a faccia in giù, no ho sbagliato e la recuperi...). Grazie comunque per aver condiviso, devo dire che ho letto molti dei tuoi interventi e devo dire che spesso porti la magia matematica "un passo più in là" :) .
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Tomas Angels
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23/08/2018, 19:17

Eccomi!
Anzitutto ti ringrazio per la risposta esaustiva sotto il mio post. Come tu ben sai sono un neofita quindi ogni consiglio su come perfezionarmi per me è oro.
Hai già letto che tipo di preordinazione uso, quindi non mi dilungo oltre. Sulla mia presentazione devo dire che eseguo ogni passaggio che esegue Tamariz, con l’unica aggiunta che consiste nel mostrare le carte a nastro a faccia in alto una volta divise nei due mazzetti, cosa che a mio avviso rende il tutto più trasparente.
Per quanto riguarda l’interpretazione vera e propria mi discosto, seppur leggermente, dal Maestro. Non amo il fatto che lui chieda ogni singola volta “In queste condizioni, posso sapere qualcosa sulle carte?”, facendola apparire per certi versi come una sfida. Per questo mi sono ispirato al mio illusionista preferito, Rene Lavand, e alla sua presentazione di “No se puede hacer mas lento”. Intendo dire che ad ogni singolo passaggio inizio col dire che dopo aver mescolato e tagliato piu volte il mazzo, ho perso ogni punto di riferimento con le carte, ma poi aggiungo che forse non è del tutto vero, spiegando il perchè, fino all’ultimo passaggio in cui faccio mescolare i due mazzetti.
Dopo aver mescolato quanto vogliono i mazzetti, li stendo uno sopra all’altro a nastro, e mentre le individuo chiedo ad entrambi gli spettatori se vedono le loro carte e se possono confermare che tutto è stato eseguito nel modo più corretto e trasparente possibile.
Per concludere le estraggo dicendo che nei loro occhi si leggeva tutto fin dall’inzio, e con la fine di ‘inizio’ estraggo la seconda carta.

Gaber_Ricci
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23/08/2018, 21:45

Intanto grazie mille per essere passato!

In secondo luogo, mi permetto di dissentire; o meglio, di precisare: quella di Tamariz, nonostante lui ripeta quella domanda più volte, non suona come una sfida per il personaggio che lui si è creato: Tamariz è noto come il Folletto, e tutti sanno che effettivamente ci assomiglia, ad un folletto. Dispettoso, forse, ma solo per il divertimento del suo pubblico che, lo dimostra in ogni sua performance, ama quanto poche altre cose al mondo. Io, per esempio, giustifico la domanda ripetuta più volte (che propongo, perché adoro come Tamariz presenta quest'effetto) dicendo che quella che c'è in corso è un'indagine e, be', nelle indagini qualche domanda è necessaria...

Anche il tuo metodo può funzionare (tra l'altro: Lavand è stato il mio illusionista preferito per molto tempo, lo idolatro ancora adesso e No se puede hacer mas lento è stato uno dei primi effetti che ho "imparato" - con due mani però! -, in un momento del mio percorso in cui neppure sapevo esistesse qualcosa che si chiamava Acqua e olio...); se me lo consenti, però, vorrei darti un consiglio: non mostrare le carte tutte quelle volte, altrimenti sarai tu stesso ad instillare l'idea che "qualcosa non va" (e quando dai al pubblico tutte quelle occasioni di osservare per bene un mazzo che "ha un segreto", questa potrebbe non essere la migliore condizione in cui farlo). E' la vecchia storia, no? Se dici ad una persona di non pensare ad un elefante, quella subito ci penserà...

Ciao e grazie ancora!
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Tomas Angels
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23/08/2018, 22:35

Hai ragione, fatto da Tamariz non risulta una sfida ma un simpatico modo di interagire tipico del suo personaggio, peró quando lo provo a imitare ho come la sensazione che il pubblico si senta sfidato, potrei sbagliarmi.
Il fatto è che sto passando le vacanze al paese dei miei nonni e praticamente mi alleno solo con i parenti, che sono ipersospettosi e con poca passione per la magia in generale, quindi cerco il più possibile di mostrare che nulla è diverso da come dovrebbe essere e perció stendo soesso le carte. Ma forse, più semplicemente, devo cambiare persone con le quali esibirmi 😂

Gaber_Ricci
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24/08/2018, 19:08

Io sto pensando di smettere di far magia a chi conosco bene. Non puoi portare in scena il personaggio, che è la cosa più importante, soprattutto per il tipo di magia che faccio io.
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Sardosono
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25/08/2018, 1:45

Gaber_Ricci ha scritto:
24/08/2018, 19:08
Io sto pensando di smettere di far magia a chi conosco bene. Non puoi portare in scena il personaggio, che è la cosa più importante, soprattutto per il tipo di magia che faccio io.
Più spesso di quanto ci si aspetterebbe accade di constatare che quello che per noi è scontato magari non lo è per molti altri; e questo è per me uno di tali casi.

Intendo dire che quando vediamo un performer di spettacolo come Tamariz, ci viene naturale di pensare che egli rimanga sempre nel personaggio che si è costruito, per il semplice fatto che lo vediamo vestire SEMPRE quei "panni". Ma ovviamente (o almeno per me è ovvio) non è necessariamente così. Qualunque performer veste i "panni teatrali" che si è costruito soltanto se e quando si rende conto e ritiene che tali panni sia opportuno vestirli; e tale opportunità viene valutata caso per caso in funzione del pubblico presente. Ma, altrettanto ovviamente, tali eccezioni ben difficilmente finiranno registrate in video. Quindi è certamente possibile che Tamariz faccia il "folletto" anche quando presenta gli effetti ai propri familiari (ammesso che lo faccia), non posso saperlo né verificarlo, ma non lo ritengo molto probabile.

Vorrei aggiungere che esiste addirittura anche la scelta artistica diametralmente opposta, ossia quella di NON vestire i propri "panni teatrali" quando ci si esibisce come illusionisti. Un caso davvero emblematico e quasi paradossale è quello di Leonardo Bonetti, in arte Leonardo Manera, che negli ultimi anni si vede pochissimo in televisione, ma che è da oltre vent'anni uno dei migliori e più quotati comici e cabarettisti italiani (ha vinto anche il festival nazionale del cabaret, il Premio Zanzara d'Oro della critica e perfino il Delfino d'Oro alla carriera come miglior cabarettista - ho controllato poco fa su wikipedia). Manera è noto soprattutto proprio per la miriade di "personaggi teatrali", tutti di successo, che si è inventato (alcuni dei quali sono diventati anche tormentoni televisivi); tuttavia, pochi sanno che Manera è anche un ECCELLENTE illusionista (questo non è scritto neanche sulla scheda di wikipedia che parla di lui, ma vi garantisco personalmente che lo è). Ebbene, quando si esibisce come illusionista non veste i panni di nessuno dei suoi personaggi (e sì che ne avrebbe tra cui scegliere!), ma è semplicemente sé stesso e basta. Anche se probabilmente ormai si dedica solo a spettacoli di cabaret (che in Italia sono assai più remunerativi!) ho avuto modo svariati anni addietro di assistere ad un suo spettacolo dal vivo (con sala tutta esaurita) di solo illusionismo: ero seduto al primo tavolino a poco più di un metro dal palco e ciò mi ha consentito di apprezzare anche i dettagli delle sue presentazioni. Durante le quasi due ore di spettacolo (durata non comune) ha certamente inframmezzato qualche battuta, ma non ha mai "fatto cabaret" e si è mantenuto sempre su un tono da illusionista serio: molto comunicativo, spiritoso e arguto, certamente, ma comunque serio. La serata è risultata riuscitissima e dall'inizio alla fine ha vestito nulla più che "i panni di sé stesso", cosa della quale ho avuto poi conferma nella chiacchierata che abbiamo avuto dopo lo spettacolo. Purtroppo ero in compagnia e sono poi dovuto andar via (o magari diciamo che mi hanno trascinato via), altrimenti fossi stato solo penso proprio che avremmo fatto l'alba continuando a conversare di illusionismo. Se per caso vi dovesse capitare di venire a sapere di un suo spettacolo di illusionismo, vi suggerisco caldamente di non perdere l'occasione. 8-)

Quale è la morale di tutto questo? Beh, naturalmente è solo una mia opinione personale, ma ritengo che se decidiamo di costruirci un "personaggio teatrale" dobbiamo anche aver ben chiaro quando sia opportuno farlo salire in scena e quando no; e per tale evenienza è pertanto fondamentale assicurarci di mantenere sempre pronta una alternativa, che può essere molto semplicemente quella di "saper interpretare noi stessi!"

Tutto IMO, ovviamente! ;)
Antonello

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25/08/2018, 9:01

Interessante argomento, ma forse mi sono espresso male io: quel che voglio dire è che, comunque, quando performiamo non siamo ESATTAMENTE quelli che siamo quando non performiamo; o, per essere più precisi: quando siamo maghi, non siamo le stesse persone che siamo normalmente. E ciò è vero anche per chi, come me, porta in scena un personaggio (e sono sicuro che anhe chi si esibisce con la massima naturalezza ha uno script che prevede un certo carattere) che è un "super Se Stesso".

Chi non ti conosce bene non si accorge dello scarto, ed accetta le regole con cui stai giocando; chi invece sa chi sei, si accorge che stai "giocando", e questo fa crollare quella sospensione dell'incredulità necessaria all'illusionista. Di qui la frequenza con cui amici e parenti diventano "spettatori supponenti", secondo me.
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25/08/2018, 14:35

Ecco un'altra cosa che ho dato per scontata e ciò non mi ha permesso di comprendere subito esattamente il tuo discorso, cosa che adesso penso mi sia chiara.
Gaber_Ricci ha scritto:
25/08/2018, 9:01
Interessante argomento, ma forse mi sono espresso male io: quel che voglio dire è che, comunque, quando performiamo non siamo ESATTAMENTE quelli che siamo quando non performiamo; o, per essere più precisi: quando siamo maghi, non siamo le stesse persone che siamo normalmente. E ciò è vero anche per chi, come me, porta in scena un personaggio (e sono sicuro che anche chi si esibisce con la massima naturalezza ha uno script che prevede un certo carattere) che è un "super Se Stesso".

Chi non ti conosce bene non si accorge dello scarto, ed accetta le regole con cui stai giocando; chi invece sa chi sei, si accorge che stai "giocando", e questo fa crollare quella sospensione dell'incredulità necessaria all'illusionista. Di qui la frequenza con cui amici e parenti diventano "spettatori supponenti", secondo me.
Ma assolutamente sì!

Per quanto possiamo recitare la parte di noi stessi, stiamo pur sempre necessariamente recitando, non fosse altro che perché normalmente non siamo affetti da patologie che ci portino a presentare effetti a tutti quelli che incontriamo al posto dei saluti! :lol:

Pertanto, quando "performiamo" (lo uso anche io, ma che orribile neologismo) il nostro "noi stessi" sarà quindi sempre come minimo "sopra le righe"; e questo a chi ci conosce bene appare inevitabilmente come una "nota stonata", che alle loro orecchie può persino sembrare porsi sulla linea di confine della presa in giro. E poiché vi è confidenza la nostra presentazione viene facilmente trasformata in "conversazione" e quindi l'esibizione muore all'istante di infarto.

Questo è un problema reale e come tale deve essere gestito. Posso quindi dirti come lo gestisco io.

L'esperienza ed il buon senso mi hanno insegnato che la cosa è gestibile (anche semplicemente) soltanto a condizione che i nostri conoscenti-spettatori siano "formalmente" (vedi più avanti) interessati, né più né meno come qualunque altro genere di spettatori. In mancanza di tale condizione, ritengo che non sia possibile nessuna gestione dello spettatore, né conoscente, né estraneo: nessuna formula o ricetta magica potranno mai risolvere il problema; quindi, l'unico modo di evitarlo è quello di NON esibirsi, MAI, se non c'è un interesse "formale" nell'esibizione. L'unica differenza è che se lo spettatore senza questo interesse "formale" fa parte del pubblico pagante non possiamo esimerci dall'esibirci e potremo solo sperare di evitare di coinvolgerlo, mentre qualora sia un conoscente allora abbiamo piena libertà di NON esibirci affatto e ci conviene esercitarla questa libertà!

Ma cosa si intende con interesse "formale"? Si intende che non basta che la persona sia interessata all'esibizione, ma occorre anche che non possa negare di esserlo. Anzi, il fatto che sia realmente interessato o meno è del tutto secondario: ciò che conta è che il suo interesse sia "dichiarato" e che sia rivolto nei confronti dell'esibizione in quanto tale; pertanto questo lo impegnerà "socialmente" a non poter "remare contro l'esibizione stessa" facendo il guasta feste. Spero di essermi spiegato, anche se non sono del tutto sicuro di "essermi capito!"

Perché questo è fondamentale? Un esempio banalissimo è meglio di mille spiegazioni.

Poiché la confidenza è a doppio senso, qualora fosse necessario potrò semplicemente apostrofare subito sul nascere il conoscente che cerca di "allargarsi"; per esempio: "rimettiti al tuo posto e stai lì bravo a fare lo spettatore fin tanto che io faccio l'illusionista, poi ne parliamo". Se la condizione di interesse formale è verificata, per quanta confidenza ci sia tra noi egli non potrà fare il guasta feste. Ma in caso contrario, la sua reazione sarà ben altra, ossia "e perché mai dovrei fare lo spettatore?! è già tanto che ti faccio la cortesia di starti a guardare, e vuoi pure che stia lì zitto?!..." Poi magari è anche davvero interessato al gioco, ma può negare di esserlo e questo gli fornisce l'alibi per fare quel che gli pare. NON è gestibile.

Non voglio dilungarmi oltre e passo alla morale della favola: come mi regolo io?

1) Mai proporre a qualcuno, sconosciuto o meno che sia, frasi del tipo "ti faccio un gioco", "posso farti un gioco?" e simili, che presumono che stiamo chiedendo un favore. DA EVITARE COME LA PESTE!

2) L'approccio deve sempre chiarire molto bene che SONO IO CHE STO FACENDO IL FAVORE DI ESIBIRMI: se questo è possibile bene, altrimenti lascio perdere.

3) Occorre studiarci degli approcci standard, con tanto di frasi pronte all'uso, che soddisfino i requisiti precedenti e che siano compatibili con il nostro modo di fare. Giusto per fare un esempio concreto (che vale più di lunghi giri di parole), un modo di fare che si adatta a me può essere: "Se sei dell'umore giusto posso presentarti un gioco per farti rilassare, ma poi mi inviti il caffè!" Anche se detto in modo elegante, è ben chiaro chi sta facendo il favore e chi lo riceve (anzi, sta persino "pagando un caffè" per sdebitarsi), quindi non c'è rischio che i ruoli possano essere fraintesi. E alla fine è ASSOLUTAMENTE IMPERATIVO FARSI PAGARE DAVVERO QUEL CAFFÈ: può sembrare una sciocchezza, ma sancisce l'apprezzamento in modo tangibile ed irrevocabile. Volendo adottare una ulteriore finezza, se riteniamo che l'esibizione sia stata apprezzata, possiamo esprimerci in questo modo: "Adesso mi offri il caffè, ma solo se l'esibizione ti è piaciuta, decidi tu..." ;)
Antonello

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