giochi con poche carte, consigli

Simo
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16/05/2018, 7:26

Lam ha scritto:
15/05/2018, 21:59
MarcoLostSomething ha scritto:
14/05/2018, 17:46
Dr Daley last trick!
Recentemente alla conferenza di Gianfranco Preverino ho scoperto perché si chiama così (dopo averlo eseguito da perfetta ignorante per mesi). Che storia... povero Jacob :?
Io l’ho letto se non sbaglio in the dai vernon book of magic ma ricordo che non fosse specificato che il gioco è l’ultimo che abbia eseguito dopo scuola ricontrollo :D
"Le carte sono come degli esseri viventi, palpitanti e dovrebbero essere trattati come tali."
Dai Vernon

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Quixo
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25/05/2018, 22:59

Oltre i già citati, ti consiglio Dazzle e Royal Scam di John Bannon e Sizzle di Alex Elmsley.
Anche Centauros y Sirenas di Tamariz è molto soddisfacente da performare, e da un bellissimo effetto.
Il problema di questi giochi è che prevedono l'uso di carte provenienti da mazzi diversi.

Poi personalmente adoro Backflip (qui meglio conosciuto come il gioco delle carte contrassegnate, fatto da Raul Cremona)

Infine, se riesci a fartici trasportare, anche Jumping Gemini ed il gioco di Peter Pellikaan (di cui non conosco il nome) sono scelte davvero davvero belle.

Io sono mesi che cerco un testo con vari packet trick "strani", ma ancora non ho trovato molto. Il mio problema è che quelli che più mi piacciono non posso performarli per mancanza di carte colorate o particolari ahahah
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Dr.Santoch
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27/05/2018, 10:41

Un consiglio che ti riporto (l'ho sentito per la prima volta da Hollingworth, e mi trovo perfettamente d'accordo) è di non eseguirli affatto.

L'unica eccezione è se riesci a giustificarli all'interno di una sequenza di effetti.

Comunque, in linea di massima, è bene evitare i portacarte.
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sness1
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27/05/2018, 20:50

Dr.Santoch ha scritto:
27/05/2018, 10:41
Un consiglio che ti riporto (l'ho sentito per la prima volta da Hollingworth, e mi trovo perfettamente d'accordo) è di non eseguirli affatto.

L'unica eccezione è se riesci a giustificarli all'interno di una sequenza di effetti.

Comunque, in linea di massima, è bene evitare i portacarte.
Perchè? Hai voglia di approfondire?
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Dr.Santoch
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28/05/2018, 10:18

sness1 ha scritto:
27/05/2018, 20:50
Perchè? Hai voglia di approfondire?
Certo! :D
Durante l'EMC del 2010 Guy Hollingworth ha tenuto una conferenza dal titolo "7 lezioni che ho imparato da un packet trick".
L'argomento era un effetto di sua invenzione e tutte le soluzioni che aveva trovato per renderlo più efficace e naturale. L'ultima lezione, anche se scritta così non ha nemmeno la metà dell'impatto che a mio parere è riuscito a raggiungere Hollingworth, era di non eseguirlo affatto.

Tra i suoi argomenti ne riporto due: il fatto che non tutto ciò che viene pubblicato su libri e non tutte le procedure che siamo abituati a vedere o usare in quanto prestigiatori sono effettivamente le migliori soluzioni per il raggiungimento di un dato effetto; e la questione che il solo fatto che "funziona" (nel senso che gli spettatori non riescono a comprendere il metodo) non è abbastanza per creare l'atmosfera magica ed ottenere un impatto profondo.

Le sue argomentazioni vanno senza dubbio contestualizzate. Nella prima versione del suo effetto usava una hamman count, diverse elmsley e flushtration, qualche ribaltamento (reverse) e uno scambio di mazzetto.
Tutte tecniche ampiamente usate in questo tipo di effetti.
Alla fine era arrivato ad eliminare tutte le false conte, sostituendo solo la hamman con una conta con block push-off e i ribaltamenti con delle doppie prese preoccupandosi di giustificare questi passaggi tramite una presentazione convincente.
Eppure, nonostante questi evidenti miglioramenti, con il maneggio finale molto più naturale e giustificato nelle procedure un po' più "bizzarre" la sua posizione era quella di non eseguirlo affatto.

Per diversi packet tricks, al contrario, non viene usata la stessa attenzione. Molto spesso i metodi comprendono procedure che, seppur comuni tra i prestigiatori, agli occhi degli spettatori possono apparire bizzarri o anche grotteschi in quel determinato contesto. Le stesse, in più, vengono di rado giustificate tramite la presentazione e anche quando succede non è detto che il risultato sia credibile.

Le cose che ho visto più spesso in questo tipo di effetti sono il contare carte già contate, oppure contarne una ad una in un gruppo di 4 quando basterebbe un'occhiata alle carte aperte a nastro per conoscerne il numero. Oppure mostrare la faccia delle carte quando l'importante è il dorso o mostrare carte già fatte vedere un secondo prima.

Infine il portacarte. Quando mi sono avvicinato per la prima volta al mio club magico e quando ho assistito ai miei primi (e unici!) dealer show. Ho visto girare tanti portacarte di tutte le fatture, materiali, con l'imbottitura di velluto, con la plastichina bucherellata per far traspirare, ecc. ecc.
Il posto perfetto per tenere i tuoi packet tricks preferiti!
La loro diffusione e la loro "comodità" veniva presa per garantita ed era vissuto come normale tirare fuori solo 4/8 carte da un astuccino per farci un effetto e poi rimetterlo via e passare al tavolo successivo.
Per me non lo è affatto, non lo è mai stato e dubito che lo potrà mai essere. Anzi, credo che sia una cosa degradante per la figura del prestigiatore e anche un potenziale insulto all'intelligenza dello spettatore.

La soluzione che adotterei è prima di tutto una scelta critica dell'effetto, escludendo a priori quelli troppo confusi o dal maneggio troppo innaturale, poi uno studio attento sia alle tecniche da scegliere (magari sostituendone una largamente usata con una più vicina al maneggio naturale) che alla presentazione per giustificare in maniera convincente quelle "stranezze" rimaste (necessarie al raggiungimento dell'effetto). Infine una scelta attenta al contesto in cui eseguiamo la performance: quando, a chi e perché.

Tutto questo non vuol dire che i packet tricks siano sempre brutti e evitarli a tutti i costi resta una soluzione estrema. Può essere, però, un invito ad approcciarsi in maniera critica a certe abitudini nel mondo dei maghi e ad offrire la nostra personale interpretazione, cucita su noi stessi, piuttosto che ripetere gli stessi maneggi vuoti e privi di alcun significato o giustificazione come fossimo pappagalli ammaestrati.

Per sostenere alcune delle mie posizioni e sottolinearne al contempo la loro relatività vi propongo due versioni diverse dello stesso effetto.
Io ho una mia preferenza e voi?

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28/05/2018, 10:50

Dr.Santoch ha scritto:
28/05/2018, 10:18
sness1 ha scritto:
27/05/2018, 20:50
Perchè? Hai voglia di approfondire?
Certo! :D
Durante l'EMC del 2010 Guy Hollingworth ha tenuto una conferenza dal titolo "7 lezioni che ho imparato da un packet trick".
L'argomento era un effetto di sua invenzione e tutte le soluzioni che aveva trovato per renderlo più efficace e naturale. L'ultima lezione, anche se scritta così non ha nemmeno la metà dell'impatto che a mio parere è riuscito a raggiungere Hollingworth, era di non eseguirlo affatto.

Tra i suoi argomenti ne riporto due: il fatto che non tutto ciò che viene pubblicato su libri e non tutte le procedure che siamo abituati a vedere o usare in quanto prestigiatori sono effettivamente le migliori soluzioni per il raggiungimento di un dato effetto; e la questione che il solo fatto che "funziona" (nel senso che gli spettatori non riescono a comprendere il metodo) non è abbastanza per creare l'atmosfera magica ed ottenere un impatto profondo.

Le sue argomentazioni vanno senza dubbio contestualizzate. Nella prima versione del suo effetto usava una hamman count, diverse elmsley e flushtration, qualche ribaltamento (reverse) e uno scambio di mazzetto.
Tutte tecniche ampiamente usate in questo tipo di effetti.
Alla fine era arrivato ad eliminare tutte le false conte, sostituendo solo la hamman con una conta con block push-off e i ribaltamenti con delle doppie prese preoccupandosi di giustificare questi passaggi tramite una presentazione convincente.
Eppure, nonostante questi evidenti miglioramenti, con il maneggio finale molto più naturale e giustificato nelle procedure un po' più "bizzarre" la sua posizione era quella di non eseguirlo affatto.

Per diversi packet tricks, al contrario, non viene usata la stessa attenzione. Molto spesso i metodi comprendono procedure che, seppur comuni tra i prestigiatori, agli occhi degli spettatori possono apparire bizzarri o anche grotteschi in quel determinato contesto. Le stesse, in più, vengono di rado giustificate tramite la presentazione e anche quando succede non è detto che il risultato sia credibile.

Le cose che ho visto più spesso in questo tipo di effetti sono il contare carte già contate, oppure contarne una ad una in un gruppo di 4 quando basterebbe un'occhiata alle carte aperte a nastro per conoscerne il numero. Oppure mostrare la faccia delle carte quando l'importante è il dorso o mostrare carte già fatte vedere un secondo prima.

Infine il portacarte. Quando mi sono avvicinato per la prima volta al mio club magico e quando ho assistito ai miei primi (e unici!) dealer show. Ho visto girare tanti portacarte di tutte le fatture, materiali, con l'imbottitura di velluto, con la plastichina bucherellata per far traspirare, ecc. ecc.
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La loro diffusione e la loro "comodità" veniva presa per garantita ed era vissuto come normale tirare fuori solo 4/8 carte da un astuccino per farci un effetto e poi rimetterlo via e passare al tavolo successivo.
Per me non lo è affatto, non lo è mai stato e dubito che lo potrà mai essere. Anzi, credo che sia una cosa degradante per la figura del prestigiatore e anche un potenziale insulto all'intelligenza dello spettatore.

La soluzione che adotterei è prima di tutto una scelta critica dell'effetto, escludendo a priori quelli troppo confusi o dal maneggio troppo innaturale, poi uno studio attento sia alle tecniche da scegliere (magari sostituendone una largamente usata con una più vicina al maneggio naturale) che alla presentazione per giustificare in maniera convincente quelle "stranezze" rimaste (necessarie al raggiungimento dell'effetto). Infine una scelta attenta al contesto in cui eseguiamo la performance: quando, a chi e perché.

Tutto questo non vuol dire che i packet tricks siano sempre brutti e evitarli a tutti i costi resta una soluzione estrema. Può essere, però, un invito ad approcciarsi in maniera critica a certe abitudini nel mondo dei maghi e ad offrire la nostra personale interpretazione, cucita su noi stessi, piuttosto che ripetere gli stessi maneggi vuoti e privi di alcun significato o giustificazione come fossimo pappagalli ammaestrati.

Per sostenere alcune delle mie posizioni e sottolinearne al contempo la loro relatività vi propongo due versioni diverse dello stesso effetto.
Io ho una mia preferenza e voi?

A mio parere quello di tommy wonder è una cosa non fantastica di più
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28/05/2018, 20:00

Dr.Santoch ha scritto:
28/05/2018, 10:18
sness1 ha scritto:
27/05/2018, 20:50
Perchè? Hai voglia di approfondire?
Certo! :D
Durante l'EMC del 2010 Guy Hollingworth ha tenuto una conferenza dal titolo "7 lezioni che ho imparato da un packet trick".
L'argomento era un effetto di sua invenzione e tutte le soluzioni che aveva trovato per renderlo più efficace e naturale. L'ultima lezione, anche se scritta così non ha nemmeno la metà dell'impatto che a mio parere è riuscito a raggiungere Hollingworth, era di non eseguirlo affatto.

Tra i suoi argomenti ne riporto due: il fatto che non tutto ciò che viene pubblicato su libri e non tutte le procedure che siamo abituati a vedere o usare in quanto prestigiatori sono effettivamente le migliori soluzioni per il raggiungimento di un dato effetto; e la questione che il solo fatto che "funziona" (nel senso che gli spettatori non riescono a comprendere il metodo) non è abbastanza per creare l'atmosfera magica ed ottenere un impatto profondo.

Le sue argomentazioni vanno senza dubbio contestualizzate. Nella prima versione del suo effetto usava una hamman count, diverse elmsley e flushtration, qualche ribaltamento (reverse) e uno scambio di mazzetto.
Tutte tecniche ampiamente usate in questo tipo di effetti.
Alla fine era arrivato ad eliminare tutte le false conte, sostituendo solo la hamman con una conta con block push-off e i ribaltamenti con delle doppie prese preoccupandosi di giustificare questi passaggi tramite una presentazione convincente.
Eppure, nonostante questi evidenti miglioramenti, con il maneggio finale molto più naturale e giustificato nelle procedure un po' più "bizzarre" la sua posizione era quella di non eseguirlo affatto.

Per diversi packet tricks, al contrario, non viene usata la stessa attenzione. Molto spesso i metodi comprendono procedure che, seppur comuni tra i prestigiatori, agli occhi degli spettatori possono apparire bizzarri o anche grotteschi in quel determinato contesto. Le stesse, in più, vengono di rado giustificate tramite la presentazione e anche quando succede non è detto che il risultato sia credibile.

Le cose che ho visto più spesso in questo tipo di effetti sono il contare carte già contate, oppure contarne una ad una in un gruppo di 4 quando basterebbe un'occhiata alle carte aperte a nastro per conoscerne il numero. Oppure mostrare la faccia delle carte quando l'importante è il dorso o mostrare carte già fatte vedere un secondo prima.

Infine il portacarte. Quando mi sono avvicinato per la prima volta al mio club magico e quando ho assistito ai miei primi (e unici!) dealer show. Ho visto girare tanti portacarte di tutte le fatture, materiali, con l'imbottitura di velluto, con la plastichina bucherellata per far traspirare, ecc. ecc.
Il posto perfetto per tenere i tuoi packet tricks preferiti!
La loro diffusione e la loro "comodità" veniva presa per garantita ed era vissuto come normale tirare fuori solo 4/8 carte da un astuccino per farci un effetto e poi rimetterlo via e passare al tavolo successivo.
Per me non lo è affatto, non lo è mai stato e dubito che lo potrà mai essere. Anzi, credo che sia una cosa degradante per la figura del prestigiatore e anche un potenziale insulto all'intelligenza dello spettatore.

La soluzione che adotterei è prima di tutto una scelta critica dell'effetto, escludendo a priori quelli troppo confusi o dal maneggio troppo innaturale, poi uno studio attento sia alle tecniche da scegliere (magari sostituendone una largamente usata con una più vicina al maneggio naturale) che alla presentazione per giustificare in maniera convincente quelle "stranezze" rimaste (necessarie al raggiungimento dell'effetto). Infine una scelta attenta al contesto in cui eseguiamo la performance: quando, a chi e perché.

Tutto questo non vuol dire che i packet tricks siano sempre brutti e evitarli a tutti i costi resta una soluzione estrema. Può essere, però, un invito ad approcciarsi in maniera critica a certe abitudini nel mondo dei maghi e ad offrire la nostra personale interpretazione, cucita su noi stessi, piuttosto che ripetere gli stessi maneggi vuoti e privi di alcun significato o giustificazione come fossimo pappagalli ammaestrati.

Per sostenere alcune delle mie posizioni e sottolinearne al contempo la loro relatività vi propongo due versioni diverse dello stesso effetto.
Io ho una mia preferenza e voi?

Innanzitutto grazie per aver spiegato così bene :) .
Per quanto mi riguarda credo che certi effetti o certe tecniche ecc siano poco naturali e magari quindi poco efficaci sia con mazzo intero che packet tricks. Verò è che spesso in questi ultimi vengono usate false conto poco naturali oppure procedimenti palesemente matematici o senza senso, ma come dici tu dipende dal gioco e dalle tecniche che hai inserito.. sicuramente ci sono tantissimi validissimi packet trick che non hanno nulla o quasi nulla di poco naturale o non giustificato, non credi?
Più che altro penso che i giochi con poche carte vadano giustificati dalla presentazione, ci dev'essere un motivo perchè ora usiamo solo poche carte, può essere un aneddoto una storia ecc ecc.. ma una volta trovato l'aggancio e la cornice all'effetto, perchè non usarli? Anche con il portacarte :mrgreen: , se anche questo è giustificato dalla presentazioneo dalle circostanze! Ti faccio un esempio di un packet trick che ho visto eseguire da Giobbi: introduce l'effetto parlando della sua esperienza al magic castle e dicendo che ogni volta che vai per poter entrare devi mostrare un gioco di prestigio. Così decise di trovare qualcosa che potesse fare sempre e che non occupasse spazio. Così inventò questo gioco che può stare addirittura nel portafoglio e che utilizza solo 6 carte. Così estrae dal portafoglio una bustina (un portacarte insomma) e da questa le sei carte.
Simo ha scritto:
28/05/2018, 10:50
Può essere, però, un invito ad approcciarsi in maniera critica a certe abitudini nel mondo dei maghi e ad offrire la nostra personale interpretazione, cucita su noi stessi, piuttosto che ripetere gli stessi maneggi vuoti e privi di alcun significato o giustificazione come fossimo pappagalli ammaestrati.
Verissimo!
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Walbas
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28/05/2018, 21:29

Il classico gioco delle tre carte.
E anche il gioco delle tre carte di Daryl, non so come si chiama la variazione.
Magnifici!

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